Non si può dire che sia stata un’Argentina brillante quella che si è vista contro il Messico. Vuoi perché alcuni giocatori sono sembrati veramente poco efficaci (uno su tutti Montiel, ma anche la prestazione di Lautaro Martinez è stata largamente insufficiente), vuoi perché la ragnatela creata dal ‘Tata’ Martino, l’argentino commissario tecnico dei verdi, ha praticamente sempre impedito alla Seleccion di giocare in velocità. Come spesso è successo nel calcio c’è stato bisogno della giocata singola per sbloccare la situazione.
E l’ha regalata il calciatore di maggior classe tra i presenti: Lionel Messi. Al di là delle urla belluine di Adani, che hanno lasciato perplessi tre italiani su quattro, è stato un gran gol, quello della Pulce, che non ha dato scampo a Ochoa con una conclusione dalla distanza, quando il secondo tempo era già cominciato da un bel po’. La tattica rinunciataria del Messico, che ha iniziato troppo presto ad accontentarsi del pareggio (e che praticamente non ha mai tirato in porta), ha fatto il resto. E quando è venuto il momento di reagire i nipotini di Hugo Sanchez non sono stati minimamente in grado di cambiare marcia, andando poi a subire anche il secondo gol, da parte del neoentrato Enzo Fernandez. Un successo, quello dell’Argentina, che è arrivato il giorno dopo il secondo anniversario della morte del più grande di tutti, Diego Armando Maradona.
E il ‘diez’ è stato ricordato un po’ da tutti, non solo nelle solite trasmissioni televisive, nelle quali spesso si è ascoltata retorica in quantità industriale, ma soprattutto da parte dei tifosi che hanno avuto la fortuna di assistere dallo stadio alla sfida di sabato sera. Ora, dopo essere stata sull’orlo del baratro, l’Argentina può tornare a sognare di potere vincere il terzo Mondiale della sua storia, dopo il primo, arrivato nel 1978 (e il giovanissimo, ma già in ascesa, Diego Armando Maradona, non venne convocato dal commissario tecnico Cesar Luis Menotti) e il secondo, datato 1986, nel quale il ‘Pibe de Oro’ fece la differenza in una squadra di onesti comprimari e di pochi giocatori sopra la media (Jorge Valdano uno di questi).
La sconcertante esibizione con l’Arabia Saudita è stata messa alle spalle, ma Scaloni dovrebbe avere capito che c’è ancora molto da lavorare per potere competere con squadroni del livello di Francia e Brasile, che per quanto hanno mostrato nelle loro recenti gare sembrano essere le due candidate più forti ad alzare la coppa il 18 dicembre prossimo. La classifica vede la Polonia a 4 punti, Argentina e sauditi a 3 e il Messico a 1. Difficile fare calcoli per Messi e compagni, ma anche per l’undici di Lewandowski e Szczesny (confermatosi pararigori anche sabato), che a sua volta non è che abbia sfracelli al cospetto degli arabi.
La contemporaneità dei due incontri, in programma mercoledì prossimo alle 20, potrebbe essere l’arma in più dell’Arabia Saudita, che ha dimostrato di essere di tutt’altra pasta rispetto al Qatar, che ha organizzato il Mondiale ed è anche stato il primo a esserne tagliato fuori. Rischio, quello dell’eliminazione repentina, che l’Argentina ha scongiurato, almeno per ora, e grazie a un super-Messi.
Getty ImagesLionel Messi